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Mangiare Bene
Torta fritta

Questo piatto, pur con leggere varianti, ha vari nomi in Emilia: gnocco fritto, crescentina, chizze, burt-lena.È tipico gustarlo, specialmente durante le gite in campagna, a metà pomeriggio accompagnato da formaggi e salumi, bevendo la Malvasia secca. Può anche diventare un piatto unico per le riunioni informali con amici. Nelle trattorie e nelle sagre paesane servono dei rombi di torta fritta grandi circa come un mano, in casa preferisco farli più piccoli o a forma di bastone tipo grissino cicciotto in modo da avvolgerci il salume.

Versare la farina sulla spianatoia, unire un cucchiaino di sale, lo strutto (o l'olio se si preferisce) e il lievito di birra sciolto in un quarto di litro di acqua o di latte.

Lavorare bene la pasta e avvolgerla in un tovagliolo e lasciarla lievitare per almeno un' ora in un luogo tiepido.

Dopo averla fatta ben lievitare, stenderla con il matterello, facendo un sfoglia di circa 3 millimetri di spessore.

Tagliare la pasta a rombi e friggerla in olio bollente. Sono pronti quando sono dorati, scolarli e posarli su carta assorbente. Servirli caldi.

Seconda versione

È' un versione più recente che però a me piace molto, la presenza delle patate fa si che l'impasto rimanga più morbido assomigliando vagamente a un focaccia.

In questo caso si può stendere la sfoglia un po' più alta e farcire la torta fritta tagliandola nel mezzo.

Per questa versione, seguire il procedimento precedente ma fare lievitare per almeno due ore.

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