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Mangiare Bene

Lac: Laboratorio di Antropologia del Cibo

Lac: Laboratorio di Antropologia del Cibo
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Da pochi mesi a Milano, nel quartiere multietnico del Giambellino, ha aperto i battenti [Lac](http://Ta Phraya, in campagna in un villaggio in provincia di Sa Kaeo, a 3 km dal confine con la Cambogia, in una famiglia di dodici fratelli. Sua mamma, Sadja, cerca di passarle la passione per la cucina. “Ma a me non piaceva per niente cucinare!” Per anni Ning fa altri lavori: dall’aiutare il padre macellaio in macelleria, a vendere ghiaccio e cibo pronto al mercato; finché non si separa e si ritrova a dover crescere tre figli da sola. Così, si trasferisce sull’isola di Ko Samui, la seconda più grande della Thailandia, dove trova lavoro in un ristorante. È qui che conosce Giuseppe del Giambellino, per tutti Gege, che si innamora perdutamente di lei e strappa il biglietto di ritorno in Italia. Da questo momento in poi hanno inizio una serie infinite di peripezie, con il solo ed unico scopo di riuscire a stare insieme e di realizzare il sogno di Ning: aprire un ristorante di vera cucina thailandese in Europa. Lui fa di tutto: richieste, permessi, fax, telefonate, viaggi avanti e indietro tra Italia e Thailandia, pur di riuscire a far venire la sua amata in Italia. “In quel periodo, la cosa più bella che abbiamo scoperto è il dialogo, pur parlando due lingue diverse”. E finalmente nel 2008 Ning si trasferisce a Milano, dove per anni continua a cucinare piatti thailandesi, forse proprio per mantenere un legame con il suo paese d’origine e per farli assaggiare ai loro amici, ma con l’idea fissa di aprire un’attività sua, come un street food thai o un ristorante. E non senza una certa difficoltà, il 14 dicembre 2018 nel cuore del Giambellino inaugurano Thai Chokdee, che in thailandese vuol dire sia cin cin che buona fortuna. Inutile dirvi che è stato subito un successo, se non fosse stato per l’arrivo del Covid, non di certo d’aiuto a un’attività neonata. “Il punto di forza dei miei piatti sono la passione, la semplicità, ma soprattutto ascoltare sempre qualsiasi critica”.), Laboratorio di antropologia del cibo, una scuola di cucina molto innovativa. E' un vero laboratorio antropologico in quanto oltre alla ricetta conta ancor di più quello che c'è dietro: la sua storia. Ideatrice di questo nuovo format è Giulia Ubaldi, giornalista laureata in antropologia, che ha voluto dar voce a persone con qualifiche differenti (migranti, casalinghe, rifugiati, badanti, musicisti, chef ecc.) accomunate però dall' amore della cucina e dalla voglia di trasmetterla. I corsi sono per il momento 28, tenuti da 34 chef provenienti da 24 paesi. Davanti a un ristretto gruppo di persone (max 12) per due ore i vari docenti, mentre preparano i loro piatti di casa, raccontano dei loro luoghi di origine, degli usi e dei costumi facendoci fare un affascinante viaggio intorno al mondo.

Non vi resta che scegliere QUI uno dei tanti corsi. Intanto vi racconto il mio viaggio in Tailandia

In Italia per amore

Nella foto Giulia Ubaldi con accanto Ning, la nostra docente di cucina Thai. Ning, nata in un villaggio tailandese al confine con la Cambogia in una famiglia di dodici fratelli si sposa giovanissima ma il matrimonio dura poco. Si ritrova sola con tre figli e per dar loro un futuro migliore si trasferisce a Ko Samui, la seconda isola più grande della Thailandia, dove trova lavoro in un ristorante. E qui conosce Giuseppe che perde la testa per lei e dopo molte peripezie riesce a farla venire a Milano con i figli. Come tutte le storie a lieto fine, si sposano e dopo non poche difficoltà, riescono ad aprire nel 2018 proprio nel cuore di Giambellino Thai Chokdee ( buona fortuna in lingua thailandese) dove Ning propone piatti tipici della sua cucina di casa.

I sapori del mondo in una stanza

Apettando che il corso abbia inizio il mio sguardo si posa su piccoli particolari che fanno capire la cura riposta nella scelta degli ingredienti. Sui ripiani degli scaffali si possono trovare tantissimi articoli: dalle varie salse, alcune difficili da trovare, a diverse spezie rare e anche manufatti artigianali provenienti da luoghi lontani. Sono tutti acquistabili in loco.

Piccante ma con juicio

Mentre Ning procede con la preparazione di Tom kha gai, una zuppa di pollo al latte di cocco ci racconta che è un piatto molto popolare della cucina tailandese, di cui esistono diverse versioni, a seconda della regione di provenienza. La ricetta che propone è quella che preparava sua mamma e ricorda che la cucina di casa in Thailandia è molto rara in quanto è più conveniente comprare il cibo già pronto nei mercati. Raccomanda di andare piano col peperoncino che, se troppo, rovina il sapore delicato del piatto. E se per caso ne avete abbondato e avete l'inferno in bocca, Ning suggerisce di mettere in bocca dei granelli di sale grosso: il piccante scomparirà e l'inferno si tramuterà in paradiso!

Una carezza per gli occhi e per il palato

Il Khao pad kung, tipico piatto dello street food thailandese, è facile e veloce da preparare. Praticamente si tratta di riso precedentemente cotto, saltato in padella o nel wok con l'aggiunta di gamberi, verdure e altri condimenti. Ning raccomanda di adoperare il Royal Umbrella ( un riso jasmine profumato), indispensabile per dare il giusto aroma a questo piatto.

Un bilanciamento perfetto tra il dolce, l' aspro ed il piccante

Ed ecco l'insalata thailandese per eccellenza: il Som tam thaia base di papaya verde, un frutto che somiglia a un cetriolo con un sapore dolce e rinfrescante che ricorda l'albicocca o il melone. Per eseguirla ci vuole l'apposito mortaio di legno che potete comprare on line come anche la papaya verde. Praticamente in un mortaio vengono pestati aglio e peperoncino e poi aggiunte carote e papaya verde tagliate a striscioline. Il tutto viene insaporito con succo di tamarindo, salsa di pesce e altri condimenti. Ne risulta una insalata fresca che presenta un bilanciamento perfetto tra il dolce, il piccante e l'aspro.

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